Sul sito ufficiale dell’Ordine degli Psicologi del Lazio troviamo pubblicata in “Primo Piano” l’intervista a Francesco Avallone rispetto alla riforma universitaria che vedrà annettere la Facoltà di Psicologia a Medicina, di cui si parla in un articolo de La Repubblica del 23 settembre 2010. Per coloro che non avessero avuto ancora occasione di leggerla vi invitiamo a farlo e a commentarla.

Segue intervista tratta dal sito dell’Ordine degli Psicologi del Lazio.

Riforma della “Sapienza – Università di Roma”. Cosa cambia per le facoltà di psicologia?  

Intervista a Francesco Avallone

Essendo venuti a conoscenza delle importanti trasformazioni che riguardano l’università in Italia, riteniamo sia un interesse primario dell’Ordine conoscere con chiarezza i percorsi formativi degli psicologi e desideriamo dunque sapere cosa sta accadendo nell’ordinamento universitario in seguito all’attuazione della riforma in corso. Abbiamo quindi rivolto alcune domande al Prof. Francesco Avallone che, in qualità di prorettore vicario dell’Università “Sapienza” di Roma, è un osservatore privilegiato delle trasformazioni in corso.


1)   Prof. Francesco Avallone, il Senato Accademico ha votato la riforma delle facoltà della Sapienza in ottemperanza al nuovo Statuto della stessa. Ci spiega quali sono le novità, i cambiamenti e il motivo che hanno spinto a rivedere la composizione dei dipartimenti, delle facoltà e dei corsi di laurea?

La Sapienza sta attuando al suo interno una profonda riorganizzazione che pone al centro della sua attenzione le richieste della società civile e le esigenze dell’utenza studentesca. Su questa spinta è stato delineato un nuovo assetto organizzativo che ha già realizzato una forte riduzione dei Dipartimenti (da 106 a 67) e delle Facoltà (da 23 a 11).

Nell’assetto previsto dal nuovo Statuto, che è entrato in vigore dal 13 settembre 2010, i Dipartimenti diventano il motore delle attività essendo responsabili dell’attività di ricerca, della definizione degli ordinamenti didattici e, in taluni casi, anche della gestione dell’attività didattica. I Dipartimenti, inoltre, provvedono a deliberare i concorsi di docenti e ricercatori e ad effettuare le relative chiamate per le prese di servizio.

Come si vede i Dipartimenti assorbono importanti e delicate funzioni prima attribuite alle Facoltà. Queste ultime sono organismi del tutto diversi dal passato. In primo luogo, le Facoltà svolgono una funzione di valutazione dei Dipartimenti lungo parametri che sono stabiliti dal Senato accademico. In secondo luogo, provvedono a coordinare le attività didattiche non gestibili da un unico Dipartimento. In terzo luogo sono responsabili dei servizi agli studenti.

2)   Quali erano le altre possibilità che erano state ipotizzate per la facoltà di Psicologia? Si è soliti considerare la psicologia come una scienza – o un insieme di scienze – che è nata dalla filosofia e dalla medicina e che ha poi assunto una sua identità come disciplina autonoma. Non sarebbe stato più opportuno, proprio per meglio esprimere e mantenere questa autonomia visto anche esistono un Ordine ed un Albo professionale degli psicologi, che avesse costituito una facoltà da sola?

Le prime ipotesi formulate prevedevano la collocazione dei 3 Dipartimenti di Psicologia in 3 diverse Facoltà sulla base delle affinità nelle aree di ricerca. Questa ipotesi, per alcuni versi comprensibile, avrebbe però annullato il faticoso lavoro di ricomposizione unitaria che gli psicologi dell’Università di Roma hanno compiuto nel loro percorso ed è stata pertanto scartata.

Una volta stabilito che i 3 Dipartimenti di Psicologia non si sarebbero divisi bisognava individuare con quale altra area aggregarsi. La necessità di aggregarsi rispondeva anche ad esigenze legate alla numerosità dei docenti. Il numero dei docenti attuale è appena sufficiente a mantenere in vita 3 Dipartimenti e nel futuro, a causa delle cessazioni e delle modestissime integrazioni, tenderà ancora a diminuire. Le possibilità di una Facoltà autonoma, da questo punto di vista, apparivano temporanee e precarie. In diversi passaggi è stata valutata la possibilità di aggregazione con il Dipartimento di Filosofia o con i Dipartimenti di Sociologia ma, alla fine, pensando al futuro e desiderando individuare nell’area della salute un centro di forte interesse scientifico, è prevalsa l’idea dell’aggregazione con i Dipartimenti dell’attuale Facoltà di Medicina 2.

Il nome innovativo e già usato in numerosi contesti internazionali era quello di Facoltà di Scienze della salute e del benessere ma questo avrebbe eliminato nella dizione della Facoltà la denominazione Psicologia alla quale tutti i docenti tenevano e di più immediato riconoscimento anche da parte degli studenti.

3)   La nuova facoltà di Medicina e Psicologia coordinerà sette dipartimenti, di cui 3 di area psicologica (Psicologia, Psicologia Clinica, Psicologia dello Sviluppo e della Socializzazione) e 4 di area medica, afferenti a Medicina 2 (Ospedale Sant’Andrea). Mentre conosciamo bene i dipartimenti psicologici (numero dei docenti, prodotti di ricerca, dottorati, scuole di specializzazione, direttori, giunte, eccetera), di quelli medici non sappiamo quasi nulla, anche perché molti sono di nuova istituzione. È possibile sapere qualcosa di più: quali sono, il numero di docenti afferenti, e così via?

Ecco i nomi dei 4 Dipartimenti che sono aggregati, insieme ai 3 Dipartimenti di area psicologica sopra menzionati, nella Facoltà di Medicina e Psicologia:

Neuroscienze, salute mentale e organi di senso  (Dir.: Roberto Tatarelli)

Medicina clinica e molecolare (Dir.: Maria Rosaria Torrisi)

Salute della donna e medicina territoriale (Dir.:Massimo Moscarini)

Medico-chirurgico di Scienze cliniche, tecno-biomediche e medicina traslazionale (Direttore da eleggere)

I docenti che afferiscono a questi 4 Dipartimenti sono 200.

Il totale dei docenti dei 7 dipartimenti aggregati nella Facoltà di Medicina e Psicologia sono 350.

4)   Sebbene le tabelle ministeriali dei corsi di laurea definiscano la quantità e la tipologia dei crediti degli insegnamenti di base e caratterizzanti, agli organi locali è lasciata autonomia riguardo alla scelta dei corsi affini e alle attività integrative (per esempio l’esame finale). Considerato ciò e considerato anche che la maggioranza del Consiglio della nuova facoltà di “Medicina e Psicologia” sarà di area medica, è possibile ipotizzare che i corsi di laurea psicologici possano essere fortemente caratterizzati da discipline mediche, con il rischio di un appiattimento della psicologia su un modello prettamente biologico?

Come ho già detto la responsabilità degli ordinamenti didattici dei corsi di laurea è affidata ai Dipartimenti. La gestione dei corsi di laurea è affidata ai Consigli di corsi di laurea le cui funzioni sono state potenziate e meglio definite. La preoccupazione di un’”invasione” di discipline mediche nei corsi di laurea è del tutto infondata. Questa domanda inoltre manifesta una comprensibile difficoltà ad accettare che le Facoltà sono altra cosa: non fanno concorsi; non stabiliscono assunzioni; non stabiliscono gli ordinamenti didattici ma fanno valutazione dei Dipartimenti; coordinano la gestione della didattica ove non affidabile ad un singolo Dipartimento e assicurano servizi agli studenti.

5)   Quale effetto produrrà l’aggregazione del corso di laurea in Psicologia in questa nuova facoltà nel modo di organizzare i percorsi formativi e nei suoi dipartimenti i programmi di ricerca? Quale sarà la sua forza contrattuale nella ripartizione dei finanziamenti?

I corsi di laurea non si aggregano da nessuna parte: mantengono la loro autonomia e, come ho detto, sono fortemente ancorati ai Dipartimenti per connettere sempre più la didattica alla ricerca. Ripeto che non sono le Facoltà a definire i percorsi formativi. Diverso è il discorso per l’attività di ricerca. Per alcuni Dipartimenti e per alcune aree di attività (ad esempio le neuroscienze) l’aggregazione in questa nuova Facoltà dovrebbe facilitare sinergie nei programmi di ricerca, nell’acquisizione dei fondi, nell’allestimento di laboratori. Per altre aree di attività (diverse aree della psicologia clinica) la disponibilità di ambulatori ed ospedale dovrebbe favorire la sperimentazione di progetti di ricerca e intervento. Per altre aree (ad esempio, la psicologia sociale e del lavoro) esistono aree di comune interesse che, ovviamente, non si esauriscono nella relazione con i Dipartimenti che ora si sono aggregati nella nuova Facoltà di Medicina e Psicologia.

L’ultima parte della domanda si riferisce ai finanziamenti. I finanziamenti saranno destinati ai Dipartimenti (circa 80%) sulla base dei risultati nell’attività di ricerca e di didattica. Le Facoltà disporranno di una modesta quota di finanziamento (circa 20%) per favorire azioni di riequilibrio e per sopperire ad esigenze non affrontabili da singoli Dipartimenti.

6)   Al momento esistono due facoltà di Psicologia – Psicologia 1 e 2 – caratterizzati da raggruppamenti disciplinari differenti, quali saranno le conseguenze di una loro prossima riunificazione?

Le novità, in futuro, riguardano proprio la riunificazione delle attuali due Facoltà di Psicologia. In tempi molto brevi dovrà essere formulata l’offerta formativa per l’anno accademico 2011-2012. Le attuali Facoltà di Psicologia dovranno impegnarsi a ridefinire l’offerta formativa eliminando inutili duplicazioni e delineando, se necessario, nuovi percorsi per mantenere una formazione universitaria di eccellenza.

7)   I rapporti fra i medici e gli psicologi sono sempre stati complessi, sia a livello dei modelli teorici di riferimento come della pratica professionale. La nuova situazione universitaria contribuirà a migliorarli ed a facilitare la cooperazione e la divisione del lavoro fra di loro o a renderli più difficili?

I rapporti tra le discipline e le professioni sono sempre stati complessi. Esiste oggi una vera “guerra” tra le professioni per conquistare o mantenere certi spazi di intervento. Non credo quindi che una modifica organizzativa annulli differenze e antiche identità. Le relazioni, anche quelle scientifiche e professionali, non sono un dato ma si costruiscono. In altre parti d’Italia i Dipartimenti di Psicologia si aggregheranno con altri dipartimenti dando vita a Facoltà diverse da quella prevista dall’Università “La Sapienza”. Certo chi segue l’evoluzione della ricerca e della didattica a livello internazionale non può non sapere che cresce l’attenzione e l’integrazione per aree. L’area delle scienze della salute è un’area interdisciplinare nella quale psicologi, medici e studiosi di altre discipline possono sperimentare nuovi temi di ricerca e tentare di pervenire a livelli più sofisticati di integrazione della conoscenza.

8)   Il futuro di tutte le professioni sembra dipendere sempre più da nuovi collegamenti e integrazioni fra ambiti disciplinari e pratiche di intervento diversi, da questo punto di vista la nuova facoltà offrirà nuove opportunità agli psicologi o renderà più arduo mostrare la specificità delle loro competenze? La nostra professione sperimenta un acuto problema di occupazione: quali effetti potrà avere questa riforma sulle possibilità di lavoro degli psicologi?

Non vedo conseguenze immediate delle trasformazioni organizzative che abbiamo esaminato sulle possibilità occupazionali degli psicologi. In prospettiva futura sono certo che, anche grazie alle nuove sinergie che riusciremo a realizzare, si possano aprire nuove spazi professionali in settori nei quali le competenze degli psicologi sono già oggi ben individuate e utili.

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