Quando scelsi di diventare una psicologa ero consapevole che stavo intraprendendo un percorso lungo, importante ed impegnativo, ma era la professione che volevo fare. Arrivata finalmente a conquistare il titolo professionale di psicologa, non con pochi sacrifici, finalmente ci si aspetta di poter esercitare la professione e di potersi mettere in gioco nell’ambito lavorativo scelto. Quello che non ci si aspetta è di vedere dilapidare una professione fantastica, ineguagliabile e davvero utile alle persone. Ancora meno ci si aspetta di dover subire continue umiliazioni vedendosi non riconosciuti professionalmente, anzi svalutati, usati come tappa buchi da una parte all’altra. Per coloro che hanno la necessità di lavorare e non di prendere la professione di psicologo come hobby, si è costretti ad adattarsi ad offerte lavorative che ben poco hanno a che vedere con la professione di psicologo e soprattutto in cui si viene spesso sfruttati e sottopagati (laddove la paga arriva). Essere psicologo oggi significa avere la laurea e il titolo professionale ma essere sempre più frequentemente non riconosciuti sia per quanto riguarda il contratto lavorativo, sia per l’ambito lavorativo in cui si viene impiegati. Alla maggior parte delle nuove generazioni di psicologi infatti vengono offerti contratti a progetto (i fantastici co.co.pro) presso cooperative sociali che ti offrono collaborazioni come educatori oppure operatori sociali, con stipendi da fame, difficilmente ricevuti con regolarità. I servizi appaltati alle cooperative servono spesso a fornire personale a costi ridotti che vanno a rafforzare notevolmente il funzionamento delle strutture pubbliche (come ad esempio gli Assistenti Educativi Culturali nelle scuole; educatori presso case famiglia, assistenza domiciliare e così via). Si tratta di lavori impegnativi e delicati perché sempre con la sofferenza, il disagio e le persone si ha a che fare, per questo psicologo o no, coloro che ci lavorano meriterebbero un maggior riconoscimento, sia da un punto di vista contrattuale che economico. Senza nulla voler togliere quindi alla dignità di queste professioni, coloro che hanno scelto di diventare psicologi vorrebbero avere la possibilità di poter esercitare la propria professione, invece di vedere sempre più scemare ogni possibilità lavorativa. “Se devi campare, adattati a fare tutt’altro, se ti rimane poi tempo, puoi fare lo psicologo come tirocinante o volontario (quindi gratis) negli ospedali, nelle ASL ed altre strutture operanti nel terzo settore”. Così magari puoi non dimenticarti del tutto di essere psicologo, ma di certo te lo ricordano i pagamenti che arrivano con una disarmante puntualità! E così ecco la quota di iscrizione annuale all’Ordine degli Psicologi che cresce di anno in anno, con un rapporto inversamente proporzionale all’impegno messo nella tutela della nostra professione; ecco l’Enpap che bussa alla tua porta con fastidiosa amichevole confidenza, invece di porre una più seria attenzione alle fasce contributive scelte, ottimali per baroni ed impiegati pubblici, penalizzanti per coloro che di questa professione ne fanno una passione ma non certo un guadagno (qui). Le nuove generazioni di psicologi hanno veramente una gran passione per questa professione, perché ostinatamente non vogliono proprio mollare! Però non avrei mai immaginato di dover combattere per rimanere psicologa, laddove i costi superano i guadagni. Non accetto che questa professione debba diventare un’utopia! Né tanto meno essere scambiata per l’opera caritatevole di Suor Maria Teresa di Calcutta! Cari colleghi risvegliatevi da questa rassegnazione, basta con frasi come: “tanto le cose stanno così e nulla può cambiare”; ora prendete questa frase e scaricatela nel cesso! E’ ora di cambiare, di non accettare più, di non adattarsi! E’ ora di pretendere che venga riconosciuto ciò per cui abbiamo fatto e continuiamo a fare tanti sacrifici e spendere tanti soldi! Cominciamo a portare avanti le nostre richieste, a denunciare i soprusi! Partiamo dall’Ordine degli psicologi, ricordandogli che esistiamo al di là della richiesta della quota d’iscrizione annuale!

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