Psicologi in Protesta è un movimento di Psicologi che vuole affermare il proprio diritto di riconoscimento della professione.
In tale diritto si intende la tutela di una professione che non sia riconosciuta solo da un punto di vista legislativo, sancito con la presenza del relativo Albo professionale, bensì che veda affermato quotidianamente il rispetto e la possibilità di lavorare dignitosamente e qualitativamente in quello per cui ci si è preparati con tanto sacrificio.

Per chi non lo sapesse, diventare Psicologi richiede una formazione universitaria di 5 anni, un tirocinio post lauream di un anno (per un totale di 1000 ore), un esame di Stato con quattro prove della durata di sei mesi, tutte da superare per permettere l’iscrizione all’Albo degli Psicologi (prima della nuova riforma, ora è anche più confusionario).

La passione e l’amore per questa professione fa sì che si affronti serenamente tutto l’impegnativo percorso, sperando un giorno di poter esercitare la propria professione.

Invece una volta raggiunta la tanto sospirata meta, ecco che ci si scontra con la dura realtà di un mancato riconoscimento della professione nel mondo del lavoro. Troppi psicologi da collocare, troppo qualificati per l’attuale offerta lavorativa. Nel pubblico impiego i concorsi sono fermi da trent’anni e ad ogni modo chi non ha un santo in Paradiso non ha alcuna possibilità.

Nel privato invece si viene principalmente impiegati nel mondo del sociale, in servizi appaltati alle cooperative, finendo a ricoprire il ruolo di operatori sociali in cui le mansioni non sono certo quelle che dovrebbe svolgere uno Psicologo, oltre che  spesso sottopagati e  svalutati.

A sminuire ulteriormente la professione intervengono spesso i media, accrescendo la confusione tra Psicologo, Psichiatra, Neuropsichiatra infantile, Neurologo, etc.

In Italia è possibile affermare che manca la diffusione della cultura dello Psicologo, ovvero un reale impegno che sia volto ad accrescere una maggiore conoscenza delle capacità e competenze che uno Psicologo può offrire in vari campi della nostra società.

Purtroppo invece siamo spesso paragonati a dei “praticoni”, “chiacchieroni” o “strizzacervelli”. Invece non  è nostra usanza applicare  nè pratiche magiche, nè tanto meno siamo paragonabili ad un confessionale, per giunta a pagamento.

Siamo professionisti che si attengono al segreto professionale che si propongono l’intento di aiutare coloro che hanno bisogno, a trovare nuove strade da percorrere verso il cambiamento, prospettando alternative possibili quando tutto sembra in stallo (in ambito clinico); possiamo occuparci di ricerca in vari campi, di marketing, di comunicazione, di prevenzione, di emergenza, di formazione e molto altro ancora.

L’offerta lavorativa è quindi prossima allo zero mentre quella formativa è in forte aumento per riempire le tasche di pochi privilegiati.

Riteniamo sia finito il tempo di restare a guardare e sia invece arrivato il tempo di mobilitarci e dire che anche noi abbiamo dei diritti! Soprattutto per tutta la nuova generazione di Psicologi troppo spesso vittima di sfruttamento e umiliazioni continue.